domenica 2 settembre 2012

Quando il capitalismo si fa piccolo: crowdfunding



di Tommaso Cabrini

Un tempo il capitalismo era un affare per ricchi, fondare un’azienda ha sempre richiesto grandi capitali e l’innovazione finanziaria ha cercato di andare incontro agli imprenditori cercando metodi più facili di trovare denaro. Tornando indietro di qualche secolo l’imprenditore poteva contare solamente su quanto investito dalla propria famiglia o sul prestito di qualche grande banchiere.
Progressivamente si è allargato sempre più il mercato dei capitali, dando la possibilità a un maggior numero di persone di partecipare, prestando denaro o investendolo direttamente nelle aziende. Ciò è avvenuto attraverso una grande intuizione: anziché chiedere un grande finanziamento si chiede a tanti finanziatori una cifra più piccola facendo nascere così le azioni e le obbligazioni.
Se con la riforma pensionistica tutti i cileni sono diventati capitalisti, e quindi interessati al prosperare della propria economia e alla pace sociale, così è avvenuto con la diffusione nel nord America e in nord Europa della proprietà di azioni e obbligazioni emesse dalle aziende[1].
Oggi per possedere un’azione bastano pochi euro, ma parecchi costi aggiuntivi, come le commissioni e il bollo sul conto titoli rendono necessario comprare pacchetti nell’ordine di almeno un paio di migliaia di euro per rendere l’investimento potenzialmente profittevole. In fondo non tutti sono disposti a concentrare una tale cifra in un unico investimento.
Ma nel frattempo è stato fatto un ulteriore passo in avanti: internet, che permette la distribuzione di servizi ad un prezzo ridottissimo. Ecco dunque la possibilità di ridurre ulteriormente la dimensione dei pacchetti, fino ad arrivare a pochi spiccioli: il crowdfunding.
Crowdfunding (composto dalla parola crowd, folla e funding finanziamento) consiste nel raccogliere fondi destinati a specifici progetti da moltissime persone che partecipano per piccole cifre (solitamente meno di un centinaio di euro).

La nuova frontiera libertaria: il mare



di Tommaso Cabrini

Il Seasteading

Seasteading è una parola composta, che nasce dalla somma di sea + homesteading.
Il seasteading consiste nella costruzione di comunità autosufficienti in acque internazionali, in modo da poterne garantire la libertà dalle leggi nazionali.
Di fatto l’intento può essere realizzato adattando vecchie navi da crociera, ex piattaforme petrolifere, piattaforme antiaeree in disuso ma anche mezzi costruiti ad hoc o vere e proprie isole artificiali.
Esempi storici di seasteading sono il Principato di Sealand (tutt’ora esistente ed in vendita), la Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose (distrutta dallo Stato italiano) o la Repubblica di Minerva (costruita nel pacifico e conquistata militarmente da Tonga).

Il Seasteading Institute

Il Seasteading Institute è l’istituto fondato, tra gli altri, da Patri Friedman (nipote del premio Nobel Milton) nel 2008.
L’istituto intende aiutare la diffusione del seasteading attraverso diversi campi d’azione:
  • ricerca in campo legale: identificare quali leggi e accordi internazionali permettono la libertà del seasteading (come ad esempio il miglior utilizzo della la bandiera di comodo) e quali regole istituire nei seastead;
  • innovazione di business: individuare quali business si possono creare nei seastead e quali possono svilupparsi in modo maggiormente efficace ed efficiente;
  • innovazione ingegneristica: scoprire le tecnologie che permettano la costruzione di seastead a prezzi accessibili ma sicuri e con un alto livello di qualità della vita, concentrandosi anche sulla modularità dei seastead per facilitarne in futuro l’espansione;
  • incentivazione del seasteading: l’istituto intende presentare entro il 2015 il “Poseidon Award”, un premio che sarà dato al primo seastead con almeno 50 abitanti permanenti, finanziariamente autosufficiente, con abitazioni scambiate sul libero mercato e politicamente autonomo.

L’istituto ha attratto anche l’attenzione del cofondatore di PayPal Peter Thiel, che ha deciso di erogare un finanziamento di 500.000$.

Finché le tasse non ci separino: lo Stato e il matrimonio



Di Camilla Bruneri e Tommaso Cabrini

“I giovani non considerano più il matrimonio come la migliore delle relazioni: il matrimonio non è più visto come il miglior modo di relazionarsi dalle giovani generazioni. Questo è ciò che è emerso da un vasto sondaggio fatto in Gran Bretagna: le coppie che si sposano diminuiscono di anno in anno, mentre cresce il numero di chi sceglie di vivere insieme, senza sposarsi.” Queste le parole con le quali il Daily Telegraph apre l’articolo dedicato non tanto al matrimonio come fenomeno sociale, quanto ad un puro fatto di carattere morale: ad essere attaccato in questo caso non è la tendenza ad affidarsi alla ribellione alle istituzioni (quando mai!), quanto l’”egoismo globale” che porta inesorabilmente alla distruzione dell’unità familiare da parte della popolazione globale, ormai dimentica delle tradizioni.
Eppure, se ci fermassimo ad analizzare la storia, ci renderemmo conto che il matrimonio come lo conosciamo noi oggi è solo una delle tante facoltà delle quali lo Stato si sia insignito, ma la tradizione, quella vera, del matrimonio ha radici ben diverse. Al giorno d’oggi siamo abituati a vedere il matrimonio come un’istituzione collegata ad un particolare rituale, che non può che svolgersi davanti a un’autorità ed infine valevole solo perché registrato dallo Stato.
Ma come funzionava prima che lo Stato si prendesse il compito di regolare, controllare, registrare e non da ultimo tassare il matrimonio? Indubbiamente c’era la Chiesa, ma è sempre stato immutato il sacramento del matrimonio? Da queste domande è nata una piccola ricerca sulla storia del matrimonio in Europa, ma in questo viaggio dovremo partire dalla fine.
Oggi il matrimonio non può che essere contratto tra tre parti: un uomo, una donna e lo Stato; quest’ultimo dispensa diritti e doveri (secondo leggi standard) ai primi due, tant’è che non si concepisce un matrimonio che non sia stato regolarmente approvato burocraticamente. L’ inconcepibilità di un matrimonio al di fuori dello Stato ha aperto una lunga lista di rimostranze da parte di tutti coloro i quali non rientrano nel matrimonio “classico” per fare in modo che anche la loro situazione venga riconosciuta: coppie omosessuali, poligami, matrimoni di gruppo eccetera.

Una lezione di libero mercato (e non solo): Cremona in Epoca Comunale



Di Camilla Bruneri e Tommaso Cabrini

Quanto conosciamo della realtà storica delle nostre città italiane? Molto, basterebbe aprire qualche libro di storia, fare più attenzione quando il museo propone qualche mostra di stampe antiche o quando la biblioteca acquisisce qualche nuovo volume, e saremmo tutti quanti più informati a riguardo. Viene dato molto spazio alle affascinanti storie che le nostre città hanno annoverato in età precomunale e comunale, ma poca memoria riserviamo loro per farne tesoro e imparare da un’epoca storica che erroneamente troppi considerano oscurantista e barbara.
Basti pensare all’emblematica frase medievale “Stadtluft macht frei”, l’aria della città rendere liberi, riferita alla legge secondo la quale un contadino fuggito dal suo feudatario poteva considerarsi libero (e quindi cittadino) dopo un anno e un giorno lontani dal proprio padrone. Ed è proprio partendo da questo presupposto di libertà che si fonda la storia comunale, che nel XII secolo in Italia si afferma con il suo massimo splendore, grazie soprattutto alle rivendicazioni indipendentiste e alle liberalizzazioni (nonché all’abbassamento e talvolta anche all’abolizione delle tasse) portate avanti dal potente ceto mercantile comunale. Anche una piccola realtà come Cremona, a quell’epoca, ha potuto annoverarsi (per un breve ma intenso periodo) come città indipendente, fondata sul commercio del sale, dei tessuti e delle carte da gioco (i trionfi, meglio conosciuti come tarocchi), nonché grazie ad una storia ormai quasi sommersa, come quella dell’accesso alla cultura.
Un utile archivio in cui trovare materiale a riguardo è il sito di Reti Medievali, nella sezione della didattica (http://fermi.univr.it/rm/didattica/fonti/bordone/indice.htm#sez2), dove abbiamo trovato questo interessantissimo pezzo dedicato all’organizzazione scolastica: nonostante la grande importanza rivestita dalle istituzioni ecclesiastiche cittadine, secolari e religiose, nell'organizzazione della scuola, occorre rilevare che caratteristica della città italiana fu la spontanea iniziativa degli studenti laici di raccogliersi attorno a un maestro e di riconoscerlo come capo della loro associazione.

giovedì 19 luglio 2012

Osservati Speciali

Spunti da leggere e commentare: nuove candidature e voglia di resistere, storie vere che sfatano antichi miti, sprechi (ma va!) e ancora una volta esempi elvetici di lungimiranza. Sembrerebbe retorico pretendere di capire se abbiamo veramente capito qualcosa di quanto sta accadendo...ebbene, dopo alcuni fortunati incontri avvenuti in questi ultimi dieci giorni, comincio a pensare che qualche speraza possa ancora esserci!

Articoli:
Incidenti: migliorano i privati, ma preoccupa la rete pubblica ; Nucleare e rinnovabili: ecco come si comportano gli svizzeri ; C'è un giudice in Friuli: per una web tv civica il tesserino da giornalista non serve ; Ogm a chilometro zero non sono nemici. Anzi... (conoscendo la mia personale antipatia al progetto, forse l'unica buona idea sostenuta da Expo 2015!); Lottieri: fuga dallo statalismo

Libri:
Elogio del silenzio e della parola, edito da Rubbettino


Servizio a cura di CentoFuochi&Caber

mercoledì 11 luglio 2012

Le tasse: un gioco da ragazzi!

Scartabellando e leggendo alcuni documenti per completare la mia tesi universitaria, mi sono imbattuta in un interssante diatriba tra giovani alunni delle elementari diligenetemente riportata dal famoso pedagogista e maestro Mario Lodi. Il fatto singolare è che tutto questo accadeva durante una lezione di artistica, mentre l'insegnante invitava i bambini a riflettere circa il dipinto di un artista astratto. I colori e le geometrie dell'opera ricordavano ai bambini un'officina e i paragoni, le idee e gli spunti di riflessione piovevano come un'acquazzone dalla classe. Nell'officina astratta giustamente, i bimbi, notavano la mancanza degli operai, ma c'era anche chi sosteneva stesse lavorando solo il padrone dell'officina e che certi sbuffi di colore fossero le scintille della saldatrice.
Mentre leggevo ammirando tanta fantasia, lungi da me il pensiero che la discussione potesse mutare tono, mi ritrovo nel bel mezzo di una lezione di economia aziendale tenuta da una bambina ai propri compagni. Per la verità, gli esperti sembravano decisamente i bambini, il maestro nel mezzo ad annotare l'osservazione di questo fatto stupefacente. Stupefancente per la lucidità dei bambini ad elencare una per una le voci di spesa di un'azienda, tasse comprese! Potrete capire come per me, umile studentessa di beni culturali, alle prese con una tesi sulla didattica dell'arte, imbattermi in un discorso come questo sia stato tanto ispirante: i bambini, nelle propria sconcertante semplicità, hanno sempre un asso nella manica più di noi adulti! E le efficaci parole di chiusura del maestro Lodi non possono non essere condivise.

giovedì 5 luglio 2012

Osservati Speciali

Spunti da leggere e commentare: la settimana (e non solo) ci parla di mondo del lavoro, sviluppo (e soprattutto sottosviluppo), scandali e diritti naturali. Questa settimana la Svizzera si è dimostrata la nazione più all'avanguardia nel progresso tecnologico, la Spagna ha vinto l'Europeo ma la sua condizione finanziaria sta solo peggiorando ed è un continuo spending review. Ma siamo certi di aver davvero capito qualcosa?!

Articoli:
Le risorse per la crescita; Clicklavoro, il sito del ministero che agli italiani costa 2 milioni di euro l'anno; Patria, Stato e Nazione: ecco il diritto all'autodeterminazione;
Un'antica lezione. il cittadino non è solo un elettore

Libri:
Non è un paese per giovani
Le nuove Garzantine in Ebook

Video:
Expo: "I bandi a società indagate"


Servizio a cura di CentoFuochi&Caber