Spunti da leggere e commentare: nuove candidature e voglia di resistere, storie vere che sfatano antichi miti, sprechi (ma va!) e ancora una volta esempi elvetici di lungimiranza. Sembrerebbe retorico pretendere di capire se abbiamo veramente capito qualcosa di quanto sta accadendo...ebbene, dopo alcuni fortunati incontri avvenuti in questi ultimi dieci giorni, comincio a pensare che qualche speraza possa ancora esserci!
Articoli:
Incidenti: migliorano i privati, ma preoccupa la rete pubblica ; Nucleare e rinnovabili: ecco come si comportano gli svizzeri ; C'è un giudice in Friuli: per una web tv civica il tesserino da giornalista non serve ; Ogm a chilometro zero non sono nemici. Anzi... (conoscendo la mia personale antipatia al progetto, forse l'unica buona idea sostenuta da Expo 2015!); Lottieri: fuga dallo statalismo
Libri:
Elogio del silenzio e della parola, edito da Rubbettino
Servizio a cura di CentoFuochi&Caber
giovedì 19 luglio 2012
mercoledì 11 luglio 2012
Le tasse: un gioco da ragazzi!
Scartabellando e leggendo alcuni documenti per completare la mia tesi universitaria, mi sono imbattuta in un interssante diatriba tra giovani alunni delle elementari diligenetemente riportata dal famoso pedagogista e maestro Mario Lodi. Il fatto singolare è che tutto questo accadeva durante una lezione di artistica, mentre l'insegnante invitava i bambini a riflettere circa il dipinto di un artista astratto. I colori e le geometrie dell'opera ricordavano ai bambini un'officina e i paragoni, le idee e gli spunti di riflessione piovevano come un'acquazzone dalla classe. Nell'officina astratta giustamente, i bimbi, notavano la mancanza degli operai, ma c'era anche chi sosteneva stesse lavorando solo il padrone dell'officina e che certi sbuffi di colore fossero le scintille della saldatrice.
Mentre leggevo ammirando tanta fantasia, lungi da me il pensiero che la discussione potesse mutare tono, mi ritrovo nel bel mezzo di una lezione di economia aziendale tenuta da una bambina ai propri compagni. Per la verità, gli esperti sembravano decisamente i bambini, il maestro nel mezzo ad annotare l'osservazione di questo fatto stupefacente. Stupefancente per la lucidità dei bambini ad elencare una per una le voci di spesa di un'azienda, tasse comprese! Potrete capire come per me, umile studentessa di beni culturali, alle prese con una tesi sulla didattica dell'arte, imbattermi in un discorso come questo sia stato tanto ispirante: i bambini, nelle propria sconcertante semplicità, hanno sempre un asso nella manica più di noi adulti! E le efficaci parole di chiusura del maestro Lodi non possono non essere condivise.
Mentre leggevo ammirando tanta fantasia, lungi da me il pensiero che la discussione potesse mutare tono, mi ritrovo nel bel mezzo di una lezione di economia aziendale tenuta da una bambina ai propri compagni. Per la verità, gli esperti sembravano decisamente i bambini, il maestro nel mezzo ad annotare l'osservazione di questo fatto stupefacente. Stupefancente per la lucidità dei bambini ad elencare una per una le voci di spesa di un'azienda, tasse comprese! Potrete capire come per me, umile studentessa di beni culturali, alle prese con una tesi sulla didattica dell'arte, imbattermi in un discorso come questo sia stato tanto ispirante: i bambini, nelle propria sconcertante semplicità, hanno sempre un asso nella manica più di noi adulti! E le efficaci parole di chiusura del maestro Lodi non possono non essere condivise.
giovedì 5 luglio 2012
Osservati Speciali
Spunti da leggere e commentare: la settimana (e non solo) ci parla di mondo del lavoro, sviluppo (e soprattutto sottosviluppo), scandali e diritti naturali. Questa settimana la Svizzera si è dimostrata la nazione più all'avanguardia nel progresso tecnologico, la Spagna ha vinto l'Europeo ma la sua condizione finanziaria sta solo peggiorando ed è un continuo spending review. Ma siamo certi di aver davvero capito qualcosa?!
Articoli:
Le risorse per la crescita; Clicklavoro, il sito del ministero che agli italiani costa 2 milioni di euro l'anno; Patria, Stato e Nazione: ecco il diritto all'autodeterminazione;
Un'antica lezione. il cittadino non è solo un elettore
Libri:
Non è un paese per giovani
Le nuove Garzantine in Ebook
Video:
Expo: "I bandi a società indagate"
Servizio a cura di CentoFuochi&Caber
Articoli:
Le risorse per la crescita; Clicklavoro, il sito del ministero che agli italiani costa 2 milioni di euro l'anno; Patria, Stato e Nazione: ecco il diritto all'autodeterminazione;
Un'antica lezione. il cittadino non è solo un elettore
Libri:
Non è un paese per giovani
Le nuove Garzantine in Ebook
Video:
Expo: "I bandi a società indagate"
Servizio a cura di CentoFuochi&Caber
martedì 22 maggio 2012
Macondo - parte I
Amo immaginare la
mia famiglia così come la desiderava mio nonno Imerio, padre di mio
padre.
Il nonno era nato
a Casalbuttano, per la precisione a San Vito, provincia ovest di
Cremona; parlava un dialetto farcito di quelle che gli abitanti di
città chiamano espressioni biafole,
ovvero campagnole, triviali, in altre parole rozze. Ma anche lui,
come la nonna, che invece era nata nel quartiere dei pescatori e dei
commercianti di sale (il quartiere di S. Pietro al Porto, pieno
centro di Cremona), era cresciuto parlando italiano.
Il
quartiere dove abitava mia nonna Marga da ragazza era quello in cui
si parlava un cremonese che, come avrebbe detto suo padre, il mio
bisnonno Nino, appassionato pescatore, era il vero
cremonese. Quella lingua urlata
tra le botteghe del mercato, tra i tavoli dell'osteria in cui si
beveva il clinto (vino
tipico, ormai scomparso) in scodelle di ceramica, quella lingua che
senza difficoltà era compresa e parlata dalla vecchina per chiedere
una ricetta medica al dottore e che si estendeva dal Po al Torrazzo,
per frammentarsi in miriadi di inflessioni differenti ma sostanziali,
talvolta anche da quartiere a quartiere.
Cremona non è cambiata poi molto oggi, qualche costruzione più
recente svetta dall'orizzonte ma il nostro Torrazzo è ancora il più
alto e quel sogno che il nonno coltivava, di riunire tutte queste
sfumature dialettali in una grande cascina in cui tutti i Natali la
famiglia si sarebbe ritrovata, come se si stesse preparando a una
vacanza montana, purtroppo non si è mai realizzata.
I
miei nonni hanno abitato in città da quando si sono conosciuti, e in
particolare nel quartiere di Porta Venezia, del quale il nonno è
stato anche presidente dalla metà degli anno '80 all'inizio degli
anni '90,
ed è sempre stato un grande appassionato di dialetto, soprattutto di
poesia, infatti in quegli anni era una tradizione riunire le poesie
di ogni quartiere e farne una pubblicazione. Oggi queste raccolte
vengono pubblicate sul nostro quotidiano, che raggiunge facilmente
non solo la provincia ma anche molte zone di vacanza particolarmente
amate dalla popolazione cittadina: troviamo La Provincia (questo è
il nome della testata) a Massa-Carrara, a Bormio, nella Val Camonica
e in Trentino, meta anche delle nostre vacanze.
Ma
la storia della mia famiglia è stata molto più avventurosa e credo
che il nonno desiderasse poterla riunire tutta anche per questo
profondo motivo: i Bruneri, o forse farei meglio a chiamarli Brunner
(di cui conosciamo anche il significato etimologico: moneta
scura), non sono originari di
Casalbuttano ma del Tirolo, terra per me quasi mitica e che
rappresenta il vero ritorno alle origini. La famiglia Brunner
lavorava per gli Asburgo con il poco onorevole compito di gabellieri
imperiali e all'inizio dell'800, a causa di una rivolta, si è
ritrovata poco distante da Cremona, fuggita per sempre dalla terra
degli avi, come la chiama mio
padre. Senza più un lavoro o una patria, i Brunner si sono impegnati
e assieme alle altre poche famiglie della zona hanno potuto fregiarsi
di essere annoverati tra i fondatori del paese di Casalbuttano, dove
al tempo una cascina c'era veramente. Da gabellieri a salumieri, da
Brunner a Bruneri, una vicenda che in fin dei conti ha afflati anche
piuttosto attuali.
Siamo venuti a conoscenza di questa avvincente storia solo
recentemente, quando uno storico cremonese ha pensato di pubblicare
alcune ricerche genealogiche che illustrassero la nascita e gli
abitanti del paese. E' bastato però perché l'ultima generazione
Bruneri (io e il mio unico cugino diretto, Federico) potesse crescere
con questa consapevolezza: io ero solo una bambina quando uscì la
pubblicazione. Così il mio sogno, a differenza di quello del nonno,
si è trasformato: sarebbe splendido poter spostare la mitica cascina
Bruneri nella terra degli avi e colmare finalmente quell'esigenza di
patria che, per me l'Italia non ha mai rappresentato, anche se
riconosco Cremona come la mia casa e non solo come un punto segnato
su di una carta geografica.
Tra Pil, consumi e spesa pubblica: ma a che serve lo Stato?
Una serata passata al tavolo di un
pub, una birra, quattro chiacchiere con gli amici, atmosfera
rilassata (stranamente perché era Natale, ma sapete, con questa
crisi...!), un tovagliolino sul quale mai ci saremmo immaginati di
metterci a discutere formule matematiche e libertà. Ebbene: è
successo!
Attorniati dal baccano del locale, io e
Tom parlavamo del più e del meno mentre il barista dimenticava la
penna sul nostro tavolo e io cominciavo compulsivamente a giocarci
per passare il tempo. Non contenta scarabbocchio qualcosa su un
tovagliolo e questo forse fa scattare qualcosa nella mente di Tom,
che fino a poco prima mi stava parlando della chiusura dell'iva di
novembre in ufficio. Così è nato l'articolo di seguito, che non
cambierà il panorama delle teorie economiche, ma certamente
apporterà il proprio contributo, in un tragico periodo storico
durante il quale nulla appare di poca importanza e ogni rimando al
passato si rivela essere incredibilmente attuale.
Lui stesso mi ha poi raccontato la
celebre teoria della curva di Laffer che, leggenda vuole, fosse stata
spiegata in un locale pubblico, con un tovagliolo e una biro.
Non abbiamo la pretesa, con questo
articolo, di svelare scoperte sensazionali, anzi: l'abbiamo scritto
proprio perché l'ovvietà giace sotto gli occhi di tutti tutti i
giorni e noi stiamo provando ad osservarla davvero, questa ovvietà.
Ci siamo domandati: ma ai keynesiano serve davvero lo Stato?
Lezioni libertarie - Sullo Stato
La legge nasce con l'intento di
tutelare i diritti naturali dei più deboli e punire chi non li
rispetta.
Senza entrare nel merito dell'identità
del diritto di natura, si deduce quindi che tutti, o almeno la
maggior parte, dei soggetti che subiscono la legge siano
potenzialmente pericolosi e capaci di difendersi da soli.
Lo Stato si avvale della legge per
garantire ai propri cittadini strade, abitazioni, scuole, ospedali,
finanche divertimenti più sicuri. Che succede però quando i
rapporti di forza si invertono? Quando lo Stato comincia ad usare la
legge per tutelarsi? Da chi si deve difendere lo Stato?
Dai criminali, esattamente come i suoi
cittadini. Questi criminali si chiamano evasori fiscali e lo Stato ci
fa credere che siano pericolosi anche per noi perché lo Stato siamo
noi.
Ma chi dovrebbe garantirmi di poter far
trovare il pane sulla tavola ai miei figli ogni giorno? Lo Stato, che
ci deruba in virtù della caccia all'evasore? Che cerca di
convincerci che sia giusto pagare le tasse perché quel pane, prima
di essere del panettiere che me l'ha venduto, è del “cittadino
panettiere”, la cui attività necessita di guadagno per pagare le
tasse allo Stato che ne legittimano l'esistenza? E' esagerato quindi,
pensare che se lo Stato necessita di leggi per tutelarsi, sia
diventato il soggetto debole?!
Qualche giorno fa mi è capitato di
sfogliare un saggio dedicato a Socrate, mentre cercavo materiale per
alcuni studenti che mi hanno chiesto delle ripetizioni in filosofia,
e mi sono ritrovata a confrontarmi con il Socrate “uomo”, con il
padre della filosofia, la cui vita ci permette di comprendere le
motivazioni che lo portarono alle sue scelte: mai nessuno, prima di
lui, fu tanto coraggioso (o coerente) da affrontare le accuse mosse
dal Senato ateniese, preferendo la morte all'esilio.
Socrate venne accusato di essere
“nemico della Città” e solo da pochi venne invece riconosciuto
come “filospartano e nemico della democrazia corrotta”*, braccio
destro della politica.
Lezioni libertaria- Sulla democrazia (e altre leggende)
Pensiamo forse di vivere
in "democrazia"? Ma lo sapete cosa è riuscita a fare la
democrazia fino a questo punto?! Sicuramente è riuscita a farsi
sopravvalutare.
Stando alla definizione
del vocabolario, il termine appare ammantato da positivita' e
melanconia, è qualcosa che dovrebbe farci bene, farci sentire tutti
uguali...tutta colpa del romanticismo! Ma il peggio non è dato
neanche da questo. Servendomi delle parole di un grande pensatore
dell'autonomia quale è Hoppe: "Democracy has nothing to do with
freedom. Democracy is a soft variant of communism, and rarely in the
history of ideas has it been taken for anything else”. La
democrazia non ha nulla a che fare con la libertà, è una variante
soft del comunismo e raramente nella storia delle idee è stata
considerata diversamente. Nella storia sappiamo anche noi quale sia
stato il suo successo, purtroppo pero' i male informati a suo carico
sono ancora troppi e oggi si stupiscono di come, in nome della
suddetta, si possano legittimare rincari, frodi, furti. Sappiamo
anche come sia andata a finire con il comunismo?
Se siamo sull'orlo della
guerra civile, cara ai catastrofisti, che ancora non hanno capito che
un sistema come questo è stato progettato per durare, attraverso la
famosa legittimazione di atti normalmente considerati criminali (come
ogni dittatura che si rispetti), è perché ci si ostina a sostenere
che sia giusto e necessario sacrificare il cittadino per salvare la
democrazia.
Ma come può, ciò che
dovrebbe tutelarci, vivere della nostra sopravvivenza? Non trovate ci
siano, a questo proposito curiose assonanze con forme di governo
dalle quali la nostra "democrazia" ha promesso di
difenderci?
Forse nessuno nella
storia si è mai trovato davvero a vivere in una "democrazia",
dato lo scarso impegno idealista dei cittadini che non si pongono il
problema di comprenderne il reale significato, in potenza non
necessariamente cattivo, solo imperfetto, diciamo pure impreciso
(almeno in occidente). Non andiamo troppo lontano ed esaminiamo la
Costituzione, principio guida dello stato italiano, testo grandemente
sottovalutato, che qui però dimostra la propria desolante debolezza
e impotenza.
L'articolo 52 (Titolo
quarto) in particolare fa uso di termini poco appropriati per quella
che era l'idea ateniese di democrazia, ben diversa dalla sua
applicazione moderna. "La difesa della Patria è sacro dovere
del cittadino." Cos'è "patria" e perché "sacro",in
virtù di cosa? Quella di Bakunin forse, stessa lingua-stessa
gente-stessa storia ma niente bandiera? No, nemmeno quella perché la
bandiera in Italia c'è eccome e ci si ricorda del suo significato
solo quando fa comodo.
"Il servizio
militare è obbligatorio (...)" ora non più ma non mi sembra
che il carattere d'obbligatorietà di questa norma lasci particolare
spazio alla libertà personale, pur non pregiudicando la successiva
carriera lavorativa (che, tempo un solo articolo e diviene fonte di
ricchezza economica per lo Stato, attraverso un altro obbligo,quello
del pagamento delle tasse).
E ancora "L'ordinamento
delle Forze armate si informa allo spirito democratico della
Repubblica." Vediamo di soffermarci su ogni singolo termine: con
"spirito" eccoci tornati al carattere trascendente della
democrazia, che dovrebbe invece rappresentare la più terrena delle
idee, essendo per definizione il governo del popolo. Quando il
termine "democratico" segue un concetto come quello di
spirito, dobbiamo forse pensare che tale idea ci sia stata ispirata
da un'entità divina? Vero è che l'Italia è uno stato laico a
tolleranza religiosa, ma mescolare sacro e profano non sempre è un
bene, sicuramente a livello di comprensione. Ciò non disturberebbe
ma i primi semi democratici provengono da una realtà ben lontana e
molto smaliziata in materia divina (basti pensare ad uno dei protetti
di Pericle, Anassagora eretico ante litteram)... Non saprei dire se
sia effettivamente un bene essere giunti a comporre un testo utile e
concreto e che di spirituale dovrebbe avere poco, inserendovi
concetti tanto astratti. Sarebbe sicuramente un bene se fossimo
capaci di gestirlo.
E questo famigerato
divin-concreto "spirito democratico" in che rapporto si
trova con la Repubblica? Il testo dice che "si informa",
forse il passaggio più criptico di tutto l'articolo. Non
"con"-forma, non "ri"-forma, ma "in"-forma.
Vocabolario alla mano alla voce "informare": "dar
forma" , "istruire", e quindi "dare notizia",
dotare di forma e come esempio citiamo "l'anima informa il
corpo". (Treccani) Non "contro" ma "per",
dunque l'esercito prenderebbe forma a partire dallo spirito
democratico, per la sacra difesa della Patria (o Repubblica), questo
dovrebbe significare. Ebbene mi pare di aver esaurito il concetto in
una riga, con le medesime parole, senza aver spiegato in realta'
nulla più dell'articolo stesso, ma sicuramente in una forma più
retorica.
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