giovedì 19 luglio 2012

Osservati Speciali

Spunti da leggere e commentare: nuove candidature e voglia di resistere, storie vere che sfatano antichi miti, sprechi (ma va!) e ancora una volta esempi elvetici di lungimiranza. Sembrerebbe retorico pretendere di capire se abbiamo veramente capito qualcosa di quanto sta accadendo...ebbene, dopo alcuni fortunati incontri avvenuti in questi ultimi dieci giorni, comincio a pensare che qualche speraza possa ancora esserci!

Articoli:
Incidenti: migliorano i privati, ma preoccupa la rete pubblica ; Nucleare e rinnovabili: ecco come si comportano gli svizzeri ; C'è un giudice in Friuli: per una web tv civica il tesserino da giornalista non serve ; Ogm a chilometro zero non sono nemici. Anzi... (conoscendo la mia personale antipatia al progetto, forse l'unica buona idea sostenuta da Expo 2015!); Lottieri: fuga dallo statalismo

Libri:
Elogio del silenzio e della parola, edito da Rubbettino


Servizio a cura di CentoFuochi&Caber

mercoledì 11 luglio 2012

Le tasse: un gioco da ragazzi!

Scartabellando e leggendo alcuni documenti per completare la mia tesi universitaria, mi sono imbattuta in un interssante diatriba tra giovani alunni delle elementari diligenetemente riportata dal famoso pedagogista e maestro Mario Lodi. Il fatto singolare è che tutto questo accadeva durante una lezione di artistica, mentre l'insegnante invitava i bambini a riflettere circa il dipinto di un artista astratto. I colori e le geometrie dell'opera ricordavano ai bambini un'officina e i paragoni, le idee e gli spunti di riflessione piovevano come un'acquazzone dalla classe. Nell'officina astratta giustamente, i bimbi, notavano la mancanza degli operai, ma c'era anche chi sosteneva stesse lavorando solo il padrone dell'officina e che certi sbuffi di colore fossero le scintille della saldatrice.
Mentre leggevo ammirando tanta fantasia, lungi da me il pensiero che la discussione potesse mutare tono, mi ritrovo nel bel mezzo di una lezione di economia aziendale tenuta da una bambina ai propri compagni. Per la verità, gli esperti sembravano decisamente i bambini, il maestro nel mezzo ad annotare l'osservazione di questo fatto stupefacente. Stupefancente per la lucidità dei bambini ad elencare una per una le voci di spesa di un'azienda, tasse comprese! Potrete capire come per me, umile studentessa di beni culturali, alle prese con una tesi sulla didattica dell'arte, imbattermi in un discorso come questo sia stato tanto ispirante: i bambini, nelle propria sconcertante semplicità, hanno sempre un asso nella manica più di noi adulti! E le efficaci parole di chiusura del maestro Lodi non possono non essere condivise.

giovedì 5 luglio 2012

Osservati Speciali

Spunti da leggere e commentare: la settimana (e non solo) ci parla di mondo del lavoro, sviluppo (e soprattutto sottosviluppo), scandali e diritti naturali. Questa settimana la Svizzera si è dimostrata la nazione più all'avanguardia nel progresso tecnologico, la Spagna ha vinto l'Europeo ma la sua condizione finanziaria sta solo peggiorando ed è un continuo spending review. Ma siamo certi di aver davvero capito qualcosa?!

Articoli:
Le risorse per la crescita; Clicklavoro, il sito del ministero che agli italiani costa 2 milioni di euro l'anno; Patria, Stato e Nazione: ecco il diritto all'autodeterminazione;
Un'antica lezione. il cittadino non è solo un elettore

Libri:
Non è un paese per giovani
Le nuove Garzantine in Ebook

Video:
Expo: "I bandi a società indagate"


Servizio a cura di CentoFuochi&Caber

martedì 22 maggio 2012

Macondo - parte I


Amo immaginare la mia famiglia così come la desiderava mio nonno Imerio, padre di mio padre.
Il nonno era nato a Casalbuttano, per la precisione a San Vito, provincia ovest di Cremona; parlava un dialetto farcito di quelle che gli abitanti di città chiamano espressioni biafole, ovvero campagnole, triviali, in altre parole rozze. Ma anche lui, come la nonna, che invece era nata nel quartiere dei pescatori e dei commercianti di sale (il quartiere di S. Pietro al Porto, pieno centro di Cremona), era cresciuto parlando italiano.
Il quartiere dove abitava mia nonna Marga da ragazza era quello in cui si parlava un cremonese che, come avrebbe detto suo padre, il mio bisnonno Nino, appassionato pescatore, era il vero cremonese. Quella lingua urlata tra le botteghe del mercato, tra i tavoli dell'osteria in cui si beveva il clinto (vino tipico, ormai scomparso) in scodelle di ceramica, quella lingua che senza difficoltà era compresa e parlata dalla vecchina per chiedere una ricetta medica al dottore e che si estendeva dal Po al Torrazzo, per frammentarsi in miriadi di inflessioni differenti ma sostanziali, talvolta anche da quartiere a quartiere.
Cremona non è cambiata poi molto oggi, qualche costruzione più recente svetta dall'orizzonte ma il nostro Torrazzo è ancora il più alto e quel sogno che il nonno coltivava, di riunire tutte queste sfumature dialettali in una grande cascina in cui tutti i Natali la famiglia si sarebbe ritrovata, come se si stesse preparando a una vacanza montana, purtroppo non si è mai realizzata.
I miei nonni hanno abitato in città da quando si sono conosciuti, e in particolare nel quartiere di Porta Venezia, del quale il nonno è stato anche presidente dalla metà degli anno '80 all'inizio degli anni '90, ed è sempre stato un grande appassionato di dialetto, soprattutto di poesia, infatti in quegli anni era una tradizione riunire le poesie di ogni quartiere e farne una pubblicazione. Oggi queste raccolte vengono pubblicate sul nostro quotidiano, che raggiunge facilmente non solo la provincia ma anche molte zone di vacanza particolarmente amate dalla popolazione cittadina: troviamo La Provincia (questo è il nome della testata) a Massa-Carrara, a Bormio, nella Val Camonica e in Trentino, meta anche delle nostre vacanze.
Ma la storia della mia famiglia è stata molto più avventurosa e credo che il nonno desiderasse poterla riunire tutta anche per questo profondo motivo: i Bruneri, o forse farei meglio a chiamarli Brunner (di cui conosciamo anche il significato etimologico: moneta scura), non sono originari di Casalbuttano ma del Tirolo, terra per me quasi mitica e che rappresenta il vero ritorno alle origini. La famiglia Brunner lavorava per gli Asburgo con il poco onorevole compito di gabellieri imperiali e all'inizio dell'800, a causa di una rivolta, si è ritrovata poco distante da Cremona, fuggita per sempre dalla terra degli avi, come la chiama mio padre. Senza più un lavoro o una patria, i Brunner si sono impegnati e assieme alle altre poche famiglie della zona hanno potuto fregiarsi di essere annoverati tra i fondatori del paese di Casalbuttano, dove al tempo una cascina c'era veramente. Da gabellieri a salumieri, da Brunner a Bruneri, una vicenda che in fin dei conti ha afflati anche piuttosto attuali.
Siamo venuti a conoscenza di questa avvincente storia solo recentemente, quando uno storico cremonese ha pensato di pubblicare alcune ricerche genealogiche che illustrassero la nascita e gli abitanti del paese. E' bastato però perché l'ultima generazione Bruneri (io e il mio unico cugino diretto, Federico) potesse crescere con questa consapevolezza: io ero solo una bambina quando uscì la pubblicazione. Così il mio sogno, a differenza di quello del nonno, si è trasformato: sarebbe splendido poter spostare la mitica cascina Bruneri nella terra degli avi e colmare finalmente quell'esigenza di patria che, per me l'Italia non ha mai rappresentato, anche se riconosco Cremona come la mia casa e non solo come un punto segnato su di una carta geografica.

Tra Pil, consumi e spesa pubblica: ma a che serve lo Stato?


Una serata passata al tavolo di un pub, una birra, quattro chiacchiere con gli amici, atmosfera rilassata (stranamente perché era Natale, ma sapete, con questa crisi...!), un tovagliolino sul quale mai ci saremmo immaginati di metterci a discutere formule matematiche e libertà. Ebbene: è successo!
Attorniati dal baccano del locale, io e Tom parlavamo del più e del meno mentre il barista dimenticava la penna sul nostro tavolo e io cominciavo compulsivamente a giocarci per passare il tempo. Non contenta scarabbocchio qualcosa su un tovagliolo e questo forse fa scattare qualcosa nella mente di Tom, che fino a poco prima mi stava parlando della chiusura dell'iva di novembre in ufficio. Così è nato l'articolo di seguito, che non cambierà il panorama delle teorie economiche, ma certamente apporterà il proprio contributo, in un tragico periodo storico durante il quale nulla appare di poca importanza e ogni rimando al passato si rivela essere incredibilmente attuale.
Lui stesso mi ha poi raccontato la celebre teoria della curva di Laffer che, leggenda vuole, fosse stata spiegata in un locale pubblico, con un tovagliolo e una biro.
Non abbiamo la pretesa, con questo articolo, di svelare scoperte sensazionali, anzi: l'abbiamo scritto proprio perché l'ovvietà giace sotto gli occhi di tutti tutti i giorni e noi stiamo provando ad osservarla davvero, questa ovvietà.
Ci siamo domandati: ma ai keynesiano serve davvero lo Stato?

Lezioni libertarie - Sullo Stato


La legge nasce con l'intento di tutelare i diritti naturali dei più deboli e punire chi non li rispetta.
Senza entrare nel merito dell'identità del diritto di natura, si deduce quindi che tutti, o almeno la maggior parte, dei soggetti che subiscono la legge siano potenzialmente pericolosi e capaci di difendersi da soli.
Lo Stato si avvale della legge per garantire ai propri cittadini strade, abitazioni, scuole, ospedali, finanche divertimenti più sicuri. Che succede però quando i rapporti di forza si invertono? Quando lo Stato comincia ad usare la legge per tutelarsi? Da chi si deve difendere lo Stato?
Dai criminali, esattamente come i suoi cittadini. Questi criminali si chiamano evasori fiscali e lo Stato ci fa credere che siano pericolosi anche per noi perché lo Stato siamo noi.
Ma chi dovrebbe garantirmi di poter far trovare il pane sulla tavola ai miei figli ogni giorno? Lo Stato, che ci deruba in virtù della caccia all'evasore? Che cerca di convincerci che sia giusto pagare le tasse perché quel pane, prima di essere del panettiere che me l'ha venduto, è del “cittadino panettiere”, la cui attività necessita di guadagno per pagare le tasse allo Stato che ne legittimano l'esistenza? E' esagerato quindi, pensare che se lo Stato necessita di leggi per tutelarsi, sia diventato il soggetto debole?!

Qualche giorno fa mi è capitato di sfogliare un saggio dedicato a Socrate, mentre cercavo materiale per alcuni studenti che mi hanno chiesto delle ripetizioni in filosofia, e mi sono ritrovata a confrontarmi con il Socrate “uomo”, con il padre della filosofia, la cui vita ci permette di comprendere le motivazioni che lo portarono alle sue scelte: mai nessuno, prima di lui, fu tanto coraggioso (o coerente) da affrontare le accuse mosse dal Senato ateniese, preferendo la morte all'esilio.
Socrate venne accusato di essere “nemico della Città” e solo da pochi venne invece riconosciuto come “filospartano e nemico della democrazia corrotta”*, braccio destro della politica.

Lezioni libertaria- Sulla democrazia (e altre leggende)


Pensiamo forse di vivere in "democrazia"? Ma lo sapete cosa è riuscita a fare la democrazia fino a questo punto?! Sicuramente è riuscita a farsi sopravvalutare.
Stando alla definizione del vocabolario, il termine appare ammantato da positivita' e melanconia, è qualcosa che dovrebbe farci bene, farci sentire tutti uguali...tutta colpa del romanticismo! Ma il peggio non è dato neanche da questo. Servendomi delle parole di un grande pensatore dell'autonomia quale è Hoppe: "Democracy has nothing to do with freedom. Democracy is a soft variant of communism, and rarely in the history of ideas has it been taken for anything else”. La democrazia non ha nulla a che fare con la libertà, è una variante soft del comunismo e raramente nella storia delle idee è stata considerata diversamente. Nella storia sappiamo anche noi quale sia stato il suo successo, purtroppo pero' i male informati a suo carico sono ancora troppi e oggi si stupiscono di come, in nome della suddetta, si possano legittimare rincari, frodi, furti. Sappiamo anche come sia andata a finire con il comunismo?
Se siamo sull'orlo della guerra civile, cara ai catastrofisti, che ancora non hanno capito che un sistema come questo è stato progettato per durare, attraverso la famosa legittimazione di atti normalmente considerati criminali (come ogni dittatura che si rispetti), è perché ci si ostina a sostenere che sia giusto e necessario sacrificare il cittadino per salvare la democrazia.
Ma come può, ciò che dovrebbe tutelarci, vivere della nostra sopravvivenza? Non trovate ci siano, a questo proposito curiose assonanze con forme di governo dalle quali la nostra "democrazia" ha promesso di difenderci?
Forse nessuno nella storia si è mai trovato davvero a vivere in una "democrazia", dato lo scarso impegno idealista dei cittadini che non si pongono il problema di comprenderne il reale significato, in potenza non necessariamente cattivo, solo imperfetto, diciamo pure impreciso (almeno in occidente). Non andiamo troppo lontano ed esaminiamo la Costituzione, principio guida dello stato italiano, testo grandemente sottovalutato, che qui però dimostra la propria desolante debolezza e impotenza.
L'articolo 52 (Titolo quarto) in particolare fa uso di termini poco appropriati per quella che era l'idea ateniese di democrazia, ben diversa dalla sua applicazione moderna. "La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino." Cos'è "patria" e perché "sacro",in virtù di cosa? Quella di Bakunin forse, stessa lingua-stessa gente-stessa storia ma niente bandiera? No, nemmeno quella perché la bandiera in Italia c'è eccome e ci si ricorda del suo significato solo quando fa comodo.
"Il servizio militare è obbligatorio (...)" ora non più ma non mi sembra che il carattere d'obbligatorietà di questa norma lasci particolare spazio alla libertà personale, pur non pregiudicando la successiva carriera lavorativa (che, tempo un solo articolo e diviene fonte di ricchezza economica per lo Stato, attraverso un altro obbligo,quello del pagamento delle tasse).
E ancora "L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica." Vediamo di soffermarci su ogni singolo termine: con "spirito" eccoci tornati al carattere trascendente della democrazia, che dovrebbe invece rappresentare la più terrena delle idee, essendo per definizione il governo del popolo. Quando il termine "democratico" segue un concetto come quello di spirito, dobbiamo forse pensare che tale idea ci sia stata ispirata da un'entità divina? Vero è che l'Italia è uno stato laico a tolleranza religiosa, ma mescolare sacro e profano non sempre è un bene, sicuramente a livello di comprensione. Ciò non disturberebbe ma i primi semi democratici provengono da una realtà ben lontana e molto smaliziata in materia divina (basti pensare ad uno dei protetti di Pericle, Anassagora eretico ante litteram)... Non saprei dire se sia effettivamente un bene essere giunti a comporre un testo utile e concreto e che di spirituale dovrebbe avere poco, inserendovi concetti tanto astratti. Sarebbe sicuramente un bene se fossimo capaci di gestirlo.

E questo famigerato divin-concreto "spirito democratico" in che rapporto si trova con la Repubblica? Il testo dice che "si informa", forse il passaggio più criptico di tutto l'articolo. Non "con"-forma, non "ri"-forma, ma "in"-forma. Vocabolario alla mano alla voce "informare": "dar forma" , "istruire", e quindi "dare notizia", dotare di forma e come esempio citiamo "l'anima informa il corpo". (Treccani) Non "contro" ma "per", dunque l'esercito prenderebbe forma a partire dallo spirito democratico, per la sacra difesa della Patria (o Repubblica), questo dovrebbe significare. Ebbene mi pare di aver esaurito il concetto in una riga, con le medesime parole, senza aver spiegato in realta' nulla più dell'articolo stesso, ma sicuramente in una forma più retorica.